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Quando il pensiero diventa lente d'ingrandimento

Questo spazio è dedicato alla cronaca, ai quei momenti in cui è necessario fermarsi a riflettere.

Giovanni Reale - Il Quinto StatoPausa di riflessione, è il primo maggio... Anche solo un secondo, per ricordare i Martiri di Chicago, per farsi un’idea sulla delicata questione dell’Ilva di Taranto, per capire che la disoccupazione giovanile può diventare una malattia inguaribile. Qualcosa si è spezzato, qualcuno sta facendo il furbo, il sistema fa sempre più vittime. Piccoli imprenditori, divorati dalle angosce di una crisi economica senza precedenti, che di onestà e giustizia possono solo morire. Operai, gli ultimi della loro specie, perché produrre in Italia, con tutti questi diritti, costa troppo. E poi ci sono i precari, difficili da inquadrare nelle logiche tanto care alle ideologie del ‘900, così come i giovani laureati, ai quali sognare è vivamente sconsigliato. Una grandissima confusione, in cui il merito troppo spesso si perde, volente o nolente, e la recommendation si fa raccomandazione. Come biasimare chi non ha alternative ai padri e ai padrini?!

 

Onde evitare di degenerare in un flusso di pensiero, disordinato e impulsivo quasi quanto l’adolescenza, è bene tornare al 1886, quando l’America annebbiata dal mito del moderno assisteva sbigottita alle rivendicazioni di lavoratori dal lungimirante coraggio che manifestavano per agguantare il diritto alle otto ore. La rivolta di piazza Haymarket generò paura e impiccagioni, perché così reagisce il potere quando capisce che non sono i popoli a dover temere i governi. Era un giorno di maggio, convenzionalmente sarebbe poi diventato il primo e, non v’è alcun dubbio, uno dei più eterni nella storia del Quarto Stato, pari modo al dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo, del 1901.

Settimio Benedusi - Il Quarto Stato a Santo DomingoOggi è cambiato tutto. Le guerre mondiali, il new deal e il boom economico, la democrazia e il ’68, quindi la televisione e i “mitici” anni ’80, apogeo di un Occidente con la pancia piena. Diritti conquistati e poi dati progressivamente per scontati, secondo il naturale cammino dell’uomo, sempre pronto a rendersi amaro compartecipe dei corsi e dei ricorsi storici. Troppi soldi finiscono per dare alla testa! E intanto qualcuno liberava il mercato finanziario da freni e inibizioni, mentre le morali religiose si preoccupavano di scandalizzarsi per le "aberranti degenerazioni" delle femministe o degli equivoci messaggi di Freddie Mercury, voci difficili da nascondere sotto il tappeto. Ronald Reagan e Margareth Thatcher, due eroi anti-comunisti la cui menzione vuol essere poco più che un trait d’union con il nostro amato presente. Thank you very much!

I martiri di HaymarketLe sinistre di salotto, la casta dei sindacati, le masse qualunquiste in movimento, gli stipendi faraonici degli amministratori delegati, le larghe e opulente intese… “La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. Già, ma se la guardi attraverso gli occhi di un ragazzo del Duemila questa età tardo-moderna è sempre più traballante, impossibile, vincolata alla mite casualità della Fortuna. E ciò nonostante in molti ancora sperano, ci provano, si amano. Sono “giovani a braccetto, allegri, in abiti variopinti, agghindati alla loro maniera, con un’espressione spavalda e sbarazzina sul volto che sembra dire ORA NOI RIFACCIAMO IL MONDO”, così come li osserva e li dipinge l’artista piemontese Giovanni Reale, nel suo “Quinto Stato”. Un titolo più che significativo per quest’opera, volta “quasi a significare una continuità nell’umana vicenda”.

Ma sorge un dubbio. Saranno gli stessi ragazzi e ragazze del “Complesso del primo maggio”? Quelli che ascoltano la musica balcanica e in tutta allegria mixano il pogo più scatenato all’invettiva contro McDonalds, Justin Bieber e tutti gli altri “simboli del capitalismo”… Ecco l’ammonimento di un musico giullare come Elio, che fa sorridere e anche pensare, con tanto di rischio di smorzare un po’ gli entusiasmi eccessivamente giovanilistici! Chi sono gli alternativi? Domanda più che lecita, in primis se si intende contestare il sistema in cui viviamo. E lo si vuole fare!

Provocazioni a parte, è bene concentrarsi su alcune proposte che possono riportare il tema del lavoro al centro del brainstorming globale, per invertire la rotta, ricominciare a sognare e salvare l’uomo. Un’idea su tutte potrebbe essere un nuovo compromesso che coinvolga lo sviluppo, il consumo e la felicità: lavorare di meno ma lavorare tutti, guadagnare di meno ma guadagnare tutti, pagare meno tasse ma pagarle tutti, andare in pensione prima (con qualche sacrificio economico da parte di chi ha già più che abbastanza) per garantire occupazione e futuro ai propri figli e nipoti, rinunciare ad alcuni privilegi in nome dell’equità sociale… Tutte strade molto difficili da percorrere e inefficaci se non “decise insieme”, quantomeno a livello europeo. Ma abbiamo tanti validi economisti, giuristi, sociologi, ma anche scienziati, umanisti, artisti, un patrimonio di cui dobbiamo far tesoro, per affrontare questa “insostenibile leggerezza del malessere”, senza perderci nel labirinto dei conservatorismi di questo o di quel colore politico.

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