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Young at Art: i messaggi riciclati di Walter Carnì

CarnìL’opera di Walter Carnì, uno dei vincitori del concorso Young at Art, è contraddistinta dall’uso della materia e dallo spazio che la circonda; non meno importante, nella sua poetica, è l’arte come filo conduttore tra l’artista e il pubblico, un ponte di comunicazione immerso nella società in cui si manifesta (è fondamentale ed imprescindibile che l’arte debba sempre farsi tramite di un messaggio).

L’artista cerca di inserire il pubblico all’interno delle sue opere attraverso movimenti reali, partecipazioni dirette, invitandolo a suonarle, o calpestarle. Sono azioni molto forti e all’apparenza traumatiche che fanno diventare l'opera "altro", ossia la completano solo con l’intervento degli individui che, inconsapevolmente, diventano arte anch’essi!

Le sue installazioni trovano origine nell’estrema attenzione che da sempre Walter volge agli elementi e alle loro infinite declinazioni. Se all’inizio del suo percorso, si dedica allo studio del gesso, del polistirolo e della resina, a partire dal 2009 indirizza la sua ricerca verso i materiali di recupero, non intesi come opera in sé, ma capaci di riscattarsi e di plasmarsi secondo le proprie volontà; è come se lo scultore volesse recuperare tutto ciò che si sta perdendo lentamente.

Secondo il suo pensiero, l’artista deve continuamente rinnovarsi, non chiudendo i ponti con il passato, ma immergendosi nella realtà in cui si vive, per studiarne le cause e capirne anticipatamente le conseguenze.

Le sue sculture sono inoltre contraddistinte da un forte impatto visivo, che nasce dall’abilità nel riconoscere e sfruttare al meglio la teatralità dello spazio a sua disposizione, creando una perfetta armonia tra tra i due elementi: “…era un lontano giorno di inizio secolo quando, in una lezione tenuta dal professor Storti si discuteva di una semplice e casuale parete e del suo potenziale valore come spazio fisico, mentale ed allo stesso tempo artistico. In un primo momento rimasi “folgorato” e spaesato da questa condizione, ma intuii subito che proprio da quella parete poteva e doveva nascere qualcosa. Iniziavo così i miei studi pensando all’apparente semplicità e povertà di quello spazio (forse) bidimensionale”.

Da subito si rende conto che anche un pavimento può essere qualcosa d’altro rispetto a come appare. «La semplicità va oltre il suo significato etimologico – spiega l’artista – essa è generatrice delle forme più complicate e degli studi più complessi che un artista possa mai pensare. Semplicità come chiarezza delle forme, equilibri di forze e contrasti, parallelismi tra mondi diversi, apparente “povertà” di ogni singolo oggetto o forma».

Classe 1979 e originario di Siderno (Reggio Calabria), consegue la Laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2005. Dopo le esposizioni del 2008 (“Contaminazioni”, Teatro Cilea, Reggio Calabria), del 2009 (II Biennale d’Arte Giovani – Proposte d’Arte Urbana di Bologna e alla Biennale Arte Giovani di Gambettola; Monumento ai Caduti per il comune di Caulonia) e del 2010 (Busto di Tommaso Campanella; “Forward>>Looking”, spazi espositivi Macro Future, ROMA), Walter Carnì, in I Stay Here (Io rimango qui), affronta la cronaca (in particolare il tema delle mafie), attraverso alcune installazioni scultoree di grandi dimensioni e dal forte impatto visivo.

 

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