Extramoenia

L'arte intorno a noi

Le infinite declinazioni dell'arte, le meraviglie della cultura dell’uomo, l’eterogeneo panorama delle emozioni.

Pelé (2002)

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”. Parole solenni, dai contenuti forti, quasi rivoluzionari. Ecco come la saggia e perduta voce di Pier Paolo Pasolini descriveva lo sport più amato nel Bel Paese. Una nobilitazione culturale contestata e contestabile, specialmente se si considera la spietatezza con cui il mondo del pallone è oggi travolto dalle amare logiche dell’impero globale del Dio Denaro, come ogni angolo del nostro meraviglioso Occidente. E non solo. Tirannia degli sponsor, ragazzini miliardari e dediti al vizio, valzer di sostanze dopanti, violenza negli stadi, partite truccate, cori razzisti e stolti accenni di apologia fascista. Per molti Italiani razionalmente informati tutto ciò fa parte dell’ultimo bollettino medico della defunta “arte del calcio”.

Verità quasi ineccepibile. Ma è bene ricordare che le generalizzazioni, come gli estremismi, finiscono sempre a far del male al pensiero. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi di fronte alla luminosità delle parole dei maestri della nostra cultura, come Pasolini, né tantomeno di ignorare gli sguardi sognanti dei ragazzini del campetto “sotto casa”, che provano un dribbling o una parata, pensando a Holly e Benji o a Gigi Buffon e Cristiano Ronaldo. Indossano magliette pagate care o visibilmente contraffatte, alimentando inconsapevolmente un mercato a tratti vergognoso, percepiscono la Serie A come un Olimpo irraggiungibile per i comuni mortali e rimpiangono il talento che Madre Natura ha loro negato. Ma continuano a correre, a sfidarsi, a emulare il mito, regalandosi sorrisi così genuinamente umani, ogni volta che la palla oltrepassa quella linea bianca e accarezza la rete.

Questione di emozioni. A tal proposito torniamo al poeta bolognese: “I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo "Stukas": ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”. E se per Pasolini il calcio era spettacolo rituale al pari dell’antico teatro, una delle forme arcaiche del medesimo gioco, antecedente alla data cui si riferisce canonicamente la nascita della disciplina, il 1863 (quando in Inghilterra fu elaborata la regola secondo la quale “non si può toccare la palla con le mani”), è invece cantata niente meno che da Giacomo Leopardi in “A un vincitore nel pallone”. Il giovane campione protagonista della poesia è esaltato e incoraggiato, con un velo di nobile invidia, a godere della gloria legata alla “sudata virtute”, ora che, nel fugace paradiso terrestre della gioventù e della prestanza fisica, è in grado di animare non solo “l’echeggiante Arena e il circo”, ma anche l’intera “patria cara”, al punto da rinnovarne le “antiche gesta”. Possiamo forse dar torto anche un altro pilastro della letteratura italiana? Sarebbe come dar credito alla sterile polemica movimentata dal politico di turno (a caccia di riflettori) in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012: miopia da pregiudizio. Chiunque si soffermi a guardare quei ragazzini felici, con le ginocchia sbucciate e sempre in ritardo nel rientrare per cena (perché le partite tendono a beffare gli orologi secondo la regola “ancora un gol, chi segna vince!”), non può negare che anche il calcio sia comunque “cultura”.

Volendo a questo punto “osare”, sull’onda delle parole di Leopardi e Pasolini, ci si potrebbe chiedere: “Ma il calcio, come il teatro, è anche arte?”. Posto che è fuori luogo e oltre le competenze della voce narrante definire con esattezza e completezza il significato del termine, tanto legato all’umanità quanto specularmente complesso, sarà considerata una banale ma utile distinzione, tra le cosiddette "visual art" e le altre manifestazioni “artistico-culturali”. Sicuramente nel panorama di queste ultime si inserisce, insieme alle grandi categorie “classiche” dell’humana ars, quali letteratura, musica, architettura e scultura, teatro e danza, così come il cinema, anche lo sport. In alcuni casi, si pensi al pattinaggio “artistico” o alla ginnastica ritmica, l’associazione risulta certo più immediata. Ma anche lo sport di squadra, con radici antiche tanto quanto i fondamenti della nostra stessa civiltà, non può esserne escluso. Anche nel calcio si mescolano spontaneamente tecnica, senso estetico, forme di creatività e valori condivisi. Un appassionato potrebbe riconoscere ognuno di questi “fattori artistici” in una finta smarcante, in un calcio piazzato o ancora in una parata plastica e nell’armonica disposizione di un 4-4-2 alla Arrigo Sacchi.

Più difficile è invece rintracciare il calcio nelle arti visive e ripercorrerne un profilo diacronico soddisfacente. Non s’intende prender parte all’epica impresa, quantomeno da tesi di laurea, della ricostruzione di una storia del calcio nell’arte, ma soltanto affacciarsi timidamente e con umiltà a questa affascinante realtà, con l’occhio del profano e il cuore dell’appassionato, offrendo alcuni esempi ordinati secondo la linea del tempo.

Les joueurs de football (1908)Un primo caso di rappresentazione del gioco del calcio in un quadro è da riferirsi all’olio su tela dell’avanguardista francese Henri Rousseau, databile al 1908, intitolato “Les joueurs de football” e conservato al Salomon R. Guggenheim di New York. I quattro uomini, due per squadra, dipinti in un piccolo campo delimitato da alberi, non hanno in realtà quasi nulla dei moderni calciatori. Il giocatore in primo piano si appresta ad agguantare una palla color cuoio con le mani protese verso l’alto: al giorno d’oggi, eccezion fatta per i portieri, sarebbe un’azione fallosa “da rosso diretto”! È più che evidente che la scena si riferisce una delle forme arcaiche di football antecedenti all’affermazione di quella ufficiale a noi nota. Un altro indizio non trascurabile, a riprova di ciò, è dato per l'appunto dall’assenza delle porte.

Les footballeurs (1918)Non altrettanto agevole risulta analizzare sotto l’aspetto iconografico le opere “sul calcio” prodotte negli anni immediatamente successivi da due altri pittori francesi, i “cubisti” Albert Gleizes ("Les joueurs de football", 1912) e André Lhote ("Les footballeurs", 1918). Nel primo caso la critica sembra tuttavia concorde nell’identificare lo sport rappresentato nel rugby. Nell’olio su tela di Lhote (peraltro autore anche di "Les joueurs de rugby") si possono invece chiaramente distinguere dei calciatori, con la palla al piede e le divise che richiamano alla mente i primi storici highligths degli anni ’30, come quello dei celebri “Leoni di Highbury”, gli “Azzurri” che tennero testa con onore alla nazionale inglese, allora regina assoluta di questo sport.

La partita di calcio (1934)Non solo il football italiano risultò subito competitivo rispetto a quello dei maestri anglosassoni, ma gli artisti italiani precedettero addirittura gli Inglesi nella sua rappresentazione. Lo sport emergente del Novecento non poteva certo sfuggire, nel mezzo dell’imperante “modernizzazione del tutto”, ai nostri Futuristi. Ecco così “La partita di calcio” di Gerardo Dottori (1928) e l’omonimo capolavoro del più affermato Carlo Carrà (1934).

Cogliendo l’occasione per ricordare l’importanza, nel pallone come nello sport in generale (e nella vita!), di quel che si dice il “fair play”, è bene sottolineare anche le tempestive “reazioni inglesi” in questa ipotetica e suggestiva partita, il cui rettangolo di gioco non fu che la tela di un quadro. Si segnalano a tal proposito “Association football” di Anthony Gross (1939-45) e soprattutto “The football match” di L. S. Lowry (1949), in cui si può vedere per intero un campo “regolamentare”, inserito in un suggestivo paesaggio urbano-industriale.

The football match (1949)La presenza del calcio nell’arte, dopo questi nobili pioneri, si è notevolmente intensificata soprattutto in età contemporanea, sotto varie forme e spesso in associazione a eventi “stimolanti”, uno su tutti la Coppa del Mondo. In alcuni casi sono i giocatori più celebri a diventare “icone”, quasi “pop”, come il “Pelé” del giovane artista brasiliano Artur Silva (2002), un vero e proprio omaggio al più grande campione di tutti i tempi.

Il soggetto dell’opera può altrimenti essere una partita in particolare, reale o anche ipotetica, oppure, molto spesso, lo strumento necessario al gioco, nonché simbolo indiscusso di questo sport, ovverosia il pallone. Molto originale è il collage “Playing soccer” della mixed media artist californiana Eileen Downes, del 2008, in cui è raffigurata anche una scarpetta coi tacchetti.

Playing soccer (2008)Un fenomeno diffusissimo è inoltre quello della street art a tematica calcistica, che va dai più spontanei (e illegali!) murales dei tifosi dell’una o dell’altra squadra, alle raffigurazioni inserite in progetti specifici volti a valorizzare questo tipo di arte, spesso discriminata dall’opinione pubblica (e dal legislatore!).

Andando oltre le opere tradizionali e le più o meno anarchiche pitture sui muri, non si possono trascurare gli aspetti artistici espressi dalla vitalità degli stadi, in primis dalle coreografie del pre-partita, quasi sempre molto suggestive: vere e proprie performance. Un ultimissimo azzardo assolutamente creativo ci viene regalato dagli sviluppatori del videogioco Fifa 2013 che, dopo le parole di richiamo della Cancelliera tedesca Angela Merkel contro l’omofobia nello sport, hanno diffuso nel web un immagine virtuale ritraente un bacio tra due calciatori della Bundesliga, sfruttando l’occasione per pubblicizzarne la grafica, più che mai aderente alla realtà. Sarebbe certamente eccessivo parlare di “arte”, anche se la storia insegna che i primi ad avere un’idea originale e “fuori dagli schemi” (proprio come questa) possono lasciare il segno! Si considerino peraltro le prospettive future del connubio tra arte e realtà virtuale. In ogni caso, ancora una volta, il calcio si dimostra, come il teatro, un ottimo palcoscenico, oltretutto di massa, per la trasmissione e la condivisione di valori culturali.

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